Nuove leggi sulla sorveglianza emanate negli Stati Uniti, in Australia ed in molti altri paesi avrebbero costretto i produttori di software di chat online a costruire delle backdoor per far passare le intercettazioni. Per anni, il popolare servizio di chat, Skype, ha resistito a prendere parte di questo sistema online di sorveglianza, ma le cose potrebbero essere cambiate…


Storicamente, Skype ha rappresentato uno dei principali ostacoli per le forze dell’ordine in questo senso. Grazie all’utilizzo di crittografia molto complessa, Skype è sempre stato considerato praticamente impossibile da intercettare… Le forze di polizia in Germania si lamentava nel 2007, che non potevano spiare le chiamate Skype e addirittura hanno ingaggiato una società per sviluppare dei Trojan segreti al fine di registrare chat sospette. Skype é sempre stato fiero di vantarsi della impossibilità delle intercettazioni di passare dalla sua piattaforma in virtù della sua architettura peer-to-peer e delle sue tecniche di crittografia.

Recentemente, tuttavia, gli hacker sostengono che Skype avrebbe apportato una modifica alla sua architettura, questa primavera, che potrebbe rendere più facile attivare le “intercettazioni legali” sulle conversazioni. Skype ha respinto l’accusa in un commento rilasciato sul sito ExtremeTech, ove afferma che la ristrutturazione era un aggiornamento e non aveva nulla a che fare con la sorveglianza. Ma dopo aver chiesto più volte se al momento la piattaforma potesse facilitare l’ingresso alle intercettazioni, una risposta chiara in merito non é arrivata. Citando la “politica aziendale”, Chaim Haas, PR di Skype, non ha voluto ne confermare e ne smentire, affermando solo che il servizio di chat “coopera con le forze dell’ordine per quanto è legalmente e tecnicamente possibile”…

Che cosa è cambiato? Nel maggio del 2011, Microsoft ha acquistato Skype per oltre 8,5 miliardi dollari. Un mese più tardi, nel mese di giugno, Microsoft ha registrato un brevetto per una tecnologia di “intercettazioni legali” progettata per essere utilizzato con i servizi VOIP (come Skype) al fine di “copiare in silenzio la comunicazione trasmessa attraverso la sessione di chat”. Se questa tecnologia è stata successivamente integrata nell’architettura Skype, è impossibile dirlo con certezza. Forse Skype ha rifiutato di rispondere alla domanda sulle intercettazioni perché Microsoft ha istituito una strategia rigorosa del silenzio con i media già dal 2008. In entrambi i casi, esaminando la politica di Skype sulla privacy di oggi, è chiaro che la società è certamente in grado di consegnare almeno alcune comunicazioni degli utenti alle autorità, se richiesto.

Ai sensi dell’articolo 3 sulla politica di privacy, si afferma che Skype o dei suoi partner “può fornire i dati personali, contenuti nelle comunicazioni e / o nei dati di traffico ad una autorità giudiziaria, forze dell’ordine o autorità di governo che legittimamente richiede queste tipo di informazioni.” Si rileva inoltre che i messaggi inviati tramite Skype saranno conservati per un massimo di 30 giorni “salvo quando altrimenti consentito o richiesto dalla legge.”

Non sorprende che, con 663 milioni di utenti registrati segnalati l’anno scorso, Skype sia stato messo sotto pressione per consentire l’intercettazione delle chiamate.

La preoccupazione generale, però, non è sulle richieste di intercettazione di per sé, ma piuttosto sul fatto che Skype non sia stato sincero sugli accordi preso con le forze dell’ordine.

L’azienda potrebbe imparare molto dalle relazioni di trasparenza di Google, che indica le richieste che gli pervengono da parte delle autorità su base semestrale. Skype potrebbe perdere il rapporto di fiducia con gli utenti. Alcuni, infatti, stanno già migrando altrove, verso alternative come Jitsi, che adotta un end-to-end encryption e un livello di sicurezza che non può più essere dato per scontata con Skype…

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